Claudio Sardo
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In origine, da spessore di materiali di colore emerge, attraverso una escavazione che rileva profondità e chiarori, una “espressione-impressione” che ha attinenze strette ad una ricerca esistenziale di visione di sé e della realtà. Le immagini “escono” in primo piano come “apparendo” da quella base spessa di colori opachi che creano un’atmosfera ricca di emozione.

Gesto – traccia personale e originale per costruire significati. (anni 70/80). In seguito il decantare dei forti contrasti chiaro scurali lascia intravedere una “rappresentazione” più trasparente e leggera con figure in cui la spontaneità del gesto creativo si arricchisce di nuovi colori. (anni 80/90).

Gli anni 90 segnano un viraggio fondamentale per SARDO: il suo “racconto artistico” sul vivere, sulla natura, questa ricerca sul senso delle cose, nelle loro vibrazioni esistenziali, che aveva sempre privilegiato l’uso diretto e spregiudicato della sensibilità e dell’immediatezza del segno, lo porta ad una esigenza nuova: cogliere qualcosa che non sia la “caducità” delle cose, ma di queste ne indichi la “durata”, la universalità di lettura o forse “l’anima” stessa, ossia il massimo della profondità.

E dopo una serie di “espressioni” che raccontavano il “doppio degli esseri” dove l’immagine veniva ripetuta nel quadro su un doppio piano, ad indicare il livello consapevole/reale e quello inconsapevole del desiderio, ecco l’arrivo di straordinari ritratti dove il segno investito della prepotente sensibilità dell’autore si riequilibra su se stesso, alla ricerca della sua più intima possibilità rappresentativa che sia raccoglibile in una “forma vitale” che ne racconti l’essenza oltre ogni durata, come estrema raffigurazione/conoscenza della cosa; come quel qualcosa che in rara forma di plasticità “spirituale”, resta per sempre.

Ora la sua pittura può sfidare, con la sua potenza di tecnica e di invenzione, ogni “rappresentazione”.

Franco Varengo


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...sono le mostre piu' significative del suo percorso pittorico.